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Diari di viaggio
Gita 11 Luglio 2010
Eccoci finalmente pronti per un’altra domenica da trascorrere in compagnia delle nostre due ruote alla scoperta di paesaggi e luoghi dal fascino assai particolare.
Alla partenza siamo un bel gruppetto, all’incirca una ventina di moto, tutti con tanta voglia di divertirsi e viaggiare.
La giornata si preannuncia afosa e alcune nuvole minacciano addirittura pioggia ma noi non ci scoraggiamo e, tutti in sella alle 8 puntuali, partiamo.
Oggi di curve se ne prevedono tante e allora cosa c’è di meglio che scaldare le gomme percorrendo la Cremosina?





Costeggiamo il lago d’Orta sino ad Omega da dove poi giunti a Gravellona prenderemo la superstrada. Usciti a Masera imbocchiamo la suggestiva strada delle Centovalli che si snoda tra i monti del Verbano e del Ticinese attraversando appunto, si dice, un centinaio di valli.
Il percorso non è dei più impegnativi anche se in alcuni tratti la strada si stringe abbastanza ma, soprattutto in territorio elvetico, è ben asfaltata e protetta.
Attraversato l’abitato di Re che con il suo santuario domina imponente la vallata, continuiamo verso la Val Lavizzara. Bignasco è il primo paesino che incontriamo risalendo la valle.
Costeggiando stupende gole lungo il corso del fiume Maggia, nelle quali numerosi ruscelli si gettano dando vita a splendidi salti, giungiamo a Broglio (703 m), un gruppo compatto di case disposte su un ampio e lungo pianoro, ultimo tratto pianeggiante prima di arrivare a Prato-Sarnico (742 m) da dove la strada comincia veramente a salire.
Procediamo tutti ordinati in un biscione che si snoda tra innumerevoli tornanti. Non c’è fortunatamente molto traffico ma bastano alcuni ciclisti a rendere complicate le manovre in curva.
Lungo il percorso la vista spazia sulla vallata sottostante e ai lati della strada possiamo ammirare diverse baite in pietra.
La salita prosegue con discrete pendenze sino a Fusio (1281 m) dove, superata una particolarissima galleria a ridosso di un tornante, il paesaggio si apre in splendidi pascoli dominati da alte cascate.
Dopo alcuni chilometri ecco che davanti a noi si staglia imponente la diga del lago Sambuco (1450 m), primo obiettivo della giornata.
Siamo in perfetto orario ed è quindi ora di pranzo; giunti nell’ampio piazzale a ridosso della diga, parcheggiamo e ci sistemiamo comodamente all’ombra di un paio d’alberi.
A dispetto delle previsioni la giornata è stupenda, il sole comincia a scaldare sul serio ed un leggero venticello accompagna la siesta.
Rinfrancati dalla sosta siamo pronti a ripartire, ci aspetta in pochi km un dislivello di circa 1000 m con pendenze che arrivano in certi punti anche al 17%.
Costeggiamo il lago con il suo affascinante color verde intenso e dopo un breve tratto di falso piano la strada riprende a salire. È veramente stretta e per fortuna non incontriamo molto traffico in senso opposto.
Arriviamo quindi in una piccola radura dove un gregge di capre pascola beatamente approfittando della compagnia (e del cibo…) dei campeggiatori sistemati lungo il torrente.
Lungo l’altro lato della montagna l’atmosfera si fa sempre più alpina, non più alberi ma soltanto rocce e cespugli.
Il gruppo si è un po’ frastagliato ma, data la difficoltà della strada, è bene procedere a piccoli nuclei; alcuni tratti sono veramente insidiosi e alcune moto trovano difficoltà nel procedere.
Lungo il percorso infatti, oltre alle numerose buche, si doveva prestare articolare attenzione anche a diversi gruppetti di capre che dormivano tranquillamente a bordo strada in uscita dai tornanti.
La lingua d’asfalto procede ora lungo il crinale della montagna per un breve tratto di rettilineo: superiamo alcuni laghetti naturali di un blu glaciale e drasticamente riprendiamo la salita per gli ultimi chilometri. Già si intravede la prima delle due dighe del lago di Narét (2310 m).
Ultima rampa e finalmente siamo in cima, la vista che si gode da quassù è unica e il silenzio regna incontrastato.
Ci riposiamo giusto il tempo di alcune foto e visto che inizia a gocciolare prendiamo la via del ritorno. Se la salita aveva surriscaldato le frizioni, la discesa di certo non risparmia i freni e dato che la strada è alquanto stretta e tortuosa occorre fare particolare attenzione!
Mano a mano che si scende il clima migliora decisamente; una piccola sosta per ricompattare tutto il gruppo e fare benzina e si riparte verso la prossima meta.
Una mezz’ora o poco più di strada ed eccoci alla cascata di Foroglio, spettacolare per il suo salto di 80 m. Purtroppo un improvviso acquazzone ci coglie di sorpresa e siamo costretti a ripartire quasi subito.
La giornata volge al termine, ci lasciamo alle spalle la Valle Maggia e puntiamo verso Locarno da dove raggiungeremo Cannobio. Superato il confine italo-elvetico percorriamo il lungo lago che costeggia la città di Cannobio, zona a vocazione turistica ricca di alberghi e residenze di lusso.
Per completare al meglio la domenica, infine, svoltiamo sulla provinciale 75 altresì detta Cannobina. Curve, curve e ancora curve in un susseguirsi quasi continuo a ridosso di burroni e gole assai profonde.
Giunti a Santa Maria Maggiore è ormai quasi sera e un’ultima sosta proprio ci vuole per riposare i polsi.
È stata una giornata molto intensa, stancante ma ricca di emozioni e la soddisfazione è tanta: percorrendo strade così di certo non si può dire di non vivere appieno la propria moto.
Ilena Costantini